mercoledì 20 settembre 2017

La libertà e il suo fantasma

A volte, quando sono stanca, mi chiedo cosa pensavano i cittadini romani alla caduta dell'impero. Certo, non avevano internet, ma noi, che abbiamo internet, che se volessimo potremmo essere molto più informati dei nostri antenati, anche noi stiamo assitendo ad un tramonto, quello della civiltà occidentale così come l'abbiamo conosciuta. Senza poterci fare nulla. Come loro.
E come sempre in tempi che fanno paura, tanta gente vorrebbe ritrovare la sicurezza perduta e la cerca chiedendo più leggi, più stato, chi addirittura spera in un golpe militare che ripristini almeno una parvenza di legalità in questo paese. "Meglio che niente" dicono. Chi sbandiera, vendendoli come la salvezza, fantasmi di ideologie che ci hanno portato al tracollo. Chi sogna l'uomo forte che risolva la situazione. Chi spera in una rivoluzione che forse non arriverà mai e che, se arrivasse, porterebbe di sicuro distruzione...ma la salvezza? Dubito.
Dalla mia finestra lontana guardo il mio mondo che crolla e cerco la libertà.
Non il fantasma mostruoso che le ideologie hanno contrabbandato come libertà. La libertà vera. Quella che solo io mi posso dare e nessuno mi può togliere.
Lo so che può sembrare un'accettazione di sconfitta. Ma, anche leggendo libri di storia, mi sembra che ogni volta che ci si è illusi di galoppare verso la libertà siamo stati, noi o i nostri antenati, gabbati da qualche potere più o meno occulto.
Così, nella mia ricerca, penso che solo dentro la mia mente posso essere libera. Solo lì posso avere il controllo e non essere imbrogliata da futili promesse, da doppi, tripli, quadrupli giochi di potere.
Non che sia facile, perché la mia mente è bastarda e cerca sempre di riportarmi a giochetti stantii di soddisfazioni senza valore. Di sofferenze sicure.
Però ci provo.
Come nel ritiro, giorno dopo giorno, riprendo le fila della mente e la riporto indietro. Le impongo la disciplina di onestà e impegno che la porterà ad essere libera. Testardamente. Cado e mi rialzo. Non cedo.
Non voglio un fantasma maligno, pieno di ragnatele di pensieri che portano solo sofferenza, travestito da libertà.
Voglio la libertà. Quella vera.

p.s. Ogni tanto vi chiedo se volete che continui coi post. Non so, ma a me sembra che le riflessioni di una signora di una certa età, che vive persa nelle montagne, non siano così interessanti. Però poi mi arrivano email, messaggi telefonate che mi chiedono di andare avanti. Così, per dire che a volte mi chiedo perché mi volete bene. Che, comunque, ve ne voglio un sacco anch'io. :)

sabato 16 settembre 2017

L'unica frontiera da vincere

Solo quando l'ultimo pezzo del nostro passato smetterà arrecarci dolore potremo ripartire. Ma ogni oggi diventa passato in una notte.
La soluzione è vivere senza passato e scoprire un mondo nuovo ad ogni nuova alba.
Ogni speranza è una trappola che ci sprofonda nel desiderio dell'impossibile. Fino a quando i desideri si agiteranno nella nostra mente non troveremo la pace.
La soluzione è vivere senza futuro. Domani è tra mille anni.

Senza passato, senza futuro: il presente è l'unica frontiera da vincere.

mercoledì 13 settembre 2017

Intelligenza vs sofferenza. Un sentiero

Non avevo mai capito un'insegnamento. Quello che dice di imparare a soffrire in modo intelligente. Ho sempre visto la sofferenza come una colata di lava bollente, che ti aggredisce e che ti rende impotente. Una forza della natura incontrollabile e violenta.
E poi la vita mi ha travolta con un dolore inimmaginabile. Rosso e nero, bruciante, devastante.
Ne sono uscita. Sempre però credendo che la sofferenza fosse una cosa che si subisce, che viene da fuori, da cui non è possibile difendersi.
Passa un pochino di tempo e la vita porta altri dolori, altre prove.
E, improvvisamente, mi sono resa conto che non serve sentirsi vittima delle corcostanze, in balia del torrente di lava che il mondo ha creato per distruggermi. Il mondo non mi aggredisce: gli sono indifferente. Sono io che leggo le circostanze della mia vita come aggressioni.
E oggi mi sono resa conto che non ho più paura del dolore. Lo conosco bene e lo affronto a viso aperto.  So come non farmi travolgere. So come reagire. So come vivere con il dolore come unico compagno. L'ho già fatto.
E' lui il mio nemico. Non il mondo.
Negli scorsi anni ho imparato a rialzarmi anche ferita a morte, rialzarmi per combattere. Subito. Ho imparato a non cedere. A non aspettarmi niente che cada dal cielo perché il cielo non esiste. Esiste la mia mente che mi dà gioia o dolore. Che accetta di crescere usando anche le tragedie più grandi o che si arrende e muore affogando nel mare dell'autocompatimento.
Soprattutto so che non è il mondo che mi sta aggredendo. Non sono la vittima designata. Sentirsi vittime ci rende vittime. Io non voglio esserlo.
Ho finalmente capito la lezione.
Per metterla veramente in pratica ci vorrà tempo, ma la strada è aperta. 

sabato 9 settembre 2017

Due mondi: una mente

Partivamo dalla nostra casa luminosa e confortevole, però austera come un gompa, dove niente era superfluo ma tutto aveva un senso preciso nella pratica quotidiana o nel lavoro, e arrivavamo a Milano in via Marcona (adesso via Archimede) dalla Laura a Your Image Communication.
Per me, la Laura, era una di quelle persone che, appena le incontri, le riconosci. Capisci al volo che è un'amica e che è entrata nella tua vita per restarci. E avevo ragione.
Era anche la mia addetta stampa al tempo dei gioielli, ci eravamo conosciute per quello. Una bella persona, una grande professionista.
Andare da lei per me era una festa. Partivo da un quasi monastero e arrivavo nel mondo un po'nevrotico, ma interessante della moda. Mi divertiva, mi intrigava.
Dario voleva bene alla Laura, gli era simpatica, ma era anche geloso. Perché quando ero da lei io cambiavo. Ero più allegra, più vivace, mi immedesimavo nel mondo in cui mi trovavo, anche solo per poche ore. Per questo non mi ha mai permesso di andare spesso a Milano, anche se, per il lavoro, sarebbe stato importante. Non lo ha mai detto, ma lo spaventava quel mio cambiare, la mente di "Nicola" che riemergeva a Your Image.
Lui voleva "Niki", l'asceta, non "Nicola" la donna.
Ieri, dopo tanti anni, ho rivisto la mia Laura. Sempre lei, vivace, piena di vita, con un cuore pulito, traboccante di affetto e di allegria, La mia amica di tanti anni fa. E' stato come rivedersi dopo un'assenza di due giorni. Non era cambiato niente. E io ero felice, mi sentivo bene, a mio agio, contenta. Abbiamo parlato di tutto di più, saltando da un argomento all'altro con l'agio di chi si conosce e si vuol bene da una vita. E, spero, faremo ancora delle cose insieme.
Sono tornata a casa, in questa casa scomoda e ancora più ascetica di quella in cui vivevo con Dario. In quesa casa silenziosa, che solo la mia voce, il damaru e la campana, ogni tanto ravvivano di suoni. In questa casa che è un gompa, più che una casa, felice.
Poi stamattina mi sono alzata e mi sono resa conto che le due menti non esistono più. Non c'è Niki che medita e Nicola che ride e parla ed è felice di essere con una cara amica in un posto che la diverte.
La mente è una.
Nel ritiro c'è l'amore per chi fa parte della mia vita, ma anche per chi non conosco, per quelli che ci entreranno, anche solo per un momento, per chi, forse, l'unico contato che avrà con me sarà provare una ricetta. Per chi non avrà nemmeno quello :)
E nel godere del calore delle amicizie (come Laura), nel lavoro che, piano piano diventa operativo e mi farà tornare nel mondo, c'è, sotto sotto, la mente serena del ritiro. Il ritmo dei mantra, il silenzio che trova spazio per tutto, la forza che ti dà solo l'essere andato dentro, nella tua mente. E, in certi momenti unici, perfetti, di essere andata anche oltre.
Gli amici veri sono preziosi. Più preziosi di quello che noi pensiamo. A volte, il loro affetto, la loro presenza, è la chiave per capire molte cose. Ieri ho passato un pomeriggio bellissimo, ne passerò molti altri, spero :) anche lavorando... ma di sicuro sono tornata a casa con due regali immensi: uno di lavoro, che per ora non vi racconto e uno di pratica spirituale e di vita: la comprensione che, finalmente, dopo quasi 25 anni di pratica e di impegno costante, la mia mente è una.
Grazie Laura.


giovedì 31 agosto 2017

Finisce il ritiro inizia una nuova vita

E si, è stata l'esperienza più forte della mia vita questo ritiro. Tornassi indietro lo rifarei esattamente come l'ho fatto. Da sola, a casa mia, arrangiandomi per tutto.
E' stato bello. E' stato importante. Ha cambiato il mio modo di raffrontarmi con la pratica e, immagino, anche con la vita, l'universo e tuttoquanto.
I risultati si vedranno nei mesi a partire da oggi.
Ci sono stati momenti duri, alcuni durissimi, altri stupendi. Non un solo giorno se ne è andato nell'indifferenza, erano tutti giorni importanti. Per questo mi sono impegnata a fondo, perché ogni giorno era così unico, così speciale. Sono stata molto fortunata di potermi permettere questo lusso. Me ne rendo conto, ma mi rendo anche conto che, in un certo senso, tutte le scelte che ho compiuto attraverso gli anni sono state una preparazione a questo. Al ritiro. E che il ritiro è la preparazione ad una vita completamente nuova.
Abbandonati i panni del dolore e del passato, la vita si aspetta che io mi alzi e mi dia da fare. Che io usi quello che ho acquisito. Che non stia seduta a vedere il mondo che passa.
La mia pratica deve diventare uno strumento per agire, il mio lavoro deve diventare una pratica. La mia vita deve diventare una pratica. Perché è stato bellissimo e non voglio perdere tutta questa bellezza. Non voglio che diventi un ricordo. Voglio che si integri in me la perfezione che ho scoperto in questa stanza tranquilla in questi tre mesi.
E si, sono felice.
Una felicità serena, che non dipende da fattori esterni. Certo, le difficoltà del quotidiano la appanneranno, cercheranno di distruggerla. Ma sono una donna fortunata, ho l'impegno della pratica quotidiana e quello servirà a ricordarmi la gioia e a riconquistarla. E voglio portarla in giro questa gioia, condividerla.
Il lavoro sarà uno strumento importante per riuscirci.


sabato 26 agosto 2017

Fotogrammi

Per giorni e giorni un fenomeno inusuale ha accompagnato le mie giornate di ritiro. Fotogrammi del mio passato si presentavano all'occhio della mia mente. Non episodi, solo fotogrammi, e anche, spesso ma non sempre, privi di un qualche significato importante.
Un frammento della terrazza della Pacifica, spersa nei boschi delle prealpi, le mura di Lucca vicino al parcheggio, una strada di Beijing frustata dal gelido vento invernale, la capanna di bambù tra le palme da cocco in un'isola della Tailandia, la fioritura della banksia lutea dell'orto di mamma, le tende del picnic in Tibet, la mia R4 con il baule pieno di balle di paglia... apparivano e svanivano nell'arco di pochi secondi.
Immagini slegate del mio passato remoto o recente. Nitide, quasi reali.
Non fastidiose, o rattristanti o altro. Immagini. Del mio passato.
Per giorni e giorni, in modo casuale, non invasivo e parecchio distanziate, anche di ore, questi minuscoli brandelli della mia vita affioravano. Li guardavo. E li vedevo svanire senza emozione. Tranquilla.
I colori erano vividi, come se fossi ancora lì, ma il senso della distanza era enorme. Un'altra vita, un altro mondo, altri occhi.
Che strana cosa.

giovedì 24 agosto 2017

Prove tecniche di vita nuova

Il ritiro è servito a tante cose. Ha lavorato a tanti livelli. Per esempio la mia casa non è più il cimitero della casa di Dario, è casa mia. E io non sono più la moglie di Dario. E nemmeno la sua vedova (parola che detesto).
Io sono me, la Niki.
E chi è la Niki? E qui le cose si incasinano.
Non sono la stessa persona che ero 23 anni fa. Ho vissuto molto e molto intensamente. Ogni esperienza, buona o cattiva che fosse, mi ha fatta crescere, mi ha regalato qualcosa o mi ha fatto abbandonare qualcosa. Ho degli skills professionali che a 34 anni non avevo. Ho un bagaglio di impegni e di pratiche buddhiste che allora non sapevo neanche cosa fossero. Ho fatto, cosa per me fondamentale, un ritiro di 400.000 mantra che mi ha rivoltata come un calzino. Ho in ballo un lavoro in cui credo fortissimamente, che ha grandi possibilità e che mi piace da pazzi.
Ho una vita nuova da costruire. Mi sto dicendo, super convinta.
....e poi, di botto, davanti alla credenza (della Milena) che uso come armadio (comprarne uno mi sembrava stupido) mi sono resa conto che non so come vestirmi. Nel senso che non mi ricordo più cosa mi piace.
Per 20 anni mi sono uniformata ai gusti di mio marito. Il mio look, l'arredamento di casa, perfino i piatti e le posate li lasciavo scegliere a lui. Lui ci teneva moltissimo, a me importava molto relativamente. Mi bastava che non ci fossero in giro soprammobili da spolverare (detesto i lavori di casa) e che i miei vestiti fossero anche comodi. Negli ultimi 10 anni poi ero arrivata ad una indifferenza tale per la mia immagine, che allungavo la mano e mi vestivo a caso. Non mi guardavo più allo specchio da una vita.
Così ho tirato fuori gli avanzi dei miei vestiti e ho cominciato le prove tecniche di rientro nel mondo. Scarpe, pantaloni, gonne, magliette......... ma io con cosa mi sento a mio agio? Indossando cosa mi sento in grado di riaffacciarmi alla vita? Un inizio che poi posso rettificare, ma una botta di stile per rimettermi in pista? Io, me, questa nuova e misteriosa individua che indossa la mia pelle, come si veste?
Non indovinereste mai cosa ho scelto! :D