venerdì 24 marzo 2017

La preparazione

Non mi ricordo se ve l'ho detto, ma quando La-je Dawa parte per l'India io entro in ritiro. Per circa 4 mesi.
Il ritiro non è definito dal tempo, ma dal numero di mantra, che, nel mio caso, sono 400.000.
E' un ritiro impegnativo, il primo così importante che faccio da sola. Anzi, è il più impegnativo che abbia mai fatto, perché, in passato, al massimo ho fatto un ritiro di 100.000 mantra.
Così mi sto preparando per quella che sarà la più grande avventura nella mia mente. Per lo spartiacque della mia vita, perché questi ritiri segnano sempre dei grandi cambiamenti e io, di cambiamento, ho estremo bisogno.
Sono consapevole che questo sarà uno dei momenti più importanti della mia vita, così mi sto preparando. Piano piano colleziono le cose che mi servono: le offerte, gli incensi l'erba cusha, il cuscino per la meditazione (che una volta posto non verrà più mosso per tutto il ritiro perché simboleggia la stabilità della mente), il tavolino per appoggiare la sadhana e gli implementi.
Mi sto preparando anche con il corpo. I ritiri stretti sono tosti.... In questi giorni sto facendo la DETOX e ho deciso che prima di entrare nel ritiro di meditazione farò 3 o 4 giorni di ritiro delle 4 pratiche di Tai Ki, per aumentare la mia riseva (scarsissima) di energia. Sono passati tantissimi anni da quando l'ho fatto l'ultima volta, sono MOLTO curiosa di vedere come andrà questa volta, perché io sono cambiata moltissimo. Inoltre questa volta lo farò da sola, curando anche l'alimentazione. Mi intriga tantissimo questa cosa.
E poi, come è ovvio, mi sto preparando anche con la mente, ma questa è una cosa che non riesco a condividere con voi.
...programma intenso eh?

martedì 14 marzo 2017

La via del silenzio

Torno a casa dopo qualche giorno di lavoro intensissimo, stanca morta. E vado in internet per la prima volta da giorni.
E' stato strano, perché pensavo potesse rilassarmi... invece è stato come se avessi aperto una porta che, da un giardino tranquillo, mi ha fatta trovare in un bar gremito da una folla rumorosa, volubilmente illuminato da luci stroboscopiche, con musica assordante, vapori di birra e fumo.
Eppure ho passato questi giorni sempre in mezzo alla gente, parlando molto, ma veramente molto più di quello che per me è normale. Però era un parlare con uno scopo preciso, per loro e con loro, cercando di trovare soluzioni, spiegando, facendo sorridere, ascoltando, cercando risposte. Era un parlare che aveva un senso: diminuire il dolore e aumentare la gioia.
Un parlare all'interno di una situazione di guarigione.
Sono stati giorni faticosissimi e, per reggerli, ho cercato di mantenere una motivazione forte. Non sempre ci sono riuscita, era parecchio ondivaga. Però ci ho provato.
Oggi, preso in mano il computer, pensavo tutta contenta, come un bambino davanti ad un premio: adesso si che mi rilasso. Invece, aperto internet, mi sono trovata nel caos. Non che internet fosse cambiato, era sempre lo stesso. Ma mi ha confusa e respinta.
Non so cosa è successo in questi giorni. Forse è solo la stanchezza e passerà, o forse sono cambiata ancora una volta. Non ne ho idea. Però so una cosa, che il ritiro non arriverà troppo presto. Ho bisogno di silenzio interiore, ho bisogno di fermare il vortice dei miei pensieri. Ho bisogno di fare spazio.
Ho bisogno di percorrere la via di un particolare silenzio: il mio.

giovedì 9 marzo 2017

La signora dello specchio

Da qualche giorno mi guardo allo specchio per pettinarmi. E' così tanti anni che mi pettino allo stesso modo che non ho veramente bisogno di farlo. Ma me lo sono imposto.
Per fare amicizia con questa signora dai capelli grigi che, adesso, incontro ogni mattina.
A volte la signora dello specchio ha il viso distrutto dall'insonnia, a volte sbadiglia rilassata, a volte sorride.
E' gentile, porta pazienza e resta nel mio specchio mentre la guardo.
Ha i capelli argentei, gli occhi quasi sempre tranquilli, la pelle che comincia a cedere qui e là, ha rughe che segnalano che nella vita ha pianto, ma ha anche sorriso.
La signora dello specchio sta invecchiando. Ma lo fa con una certa gentilezza, da un po'di tempo in qua. Gli scorsi anni il dolore l'aveva sbattuta contro le pareti della sua mente con la violenza di un mare in tempesta, e lei aveva usato tutte le sue risorse per non affogare in quel mare di dolore.
Adesso è più tranquilla e si è ricordata dell'adagio della bisnonna Emma: quando si invecchia ci si deve curare, non più per piacere, ma per non urtare gli altri con la nostra sgradevolezza.
Così adesso si cura.
Le viene un po'da ridere quando si mette (se se lo ricorda) la crema per il viso, o quando indossa una collana o un vestito regalo della Milena....le sembra quasi come quando era bambina e giocava "alle signore". Però lo fa, coscienziosamente, come una pratica. Cerca di non farsi prendere dal gioco al massacro di sembrare bella, ma non si lascia andare. Ha deciso di cercare di invecchiare con grazia.
Non che l'impegno si fermi al viso, sarebbe stupido.
Però mentre riusciva senza problemi, anche nei momenti peggiori, a prendersi cura della sua mente con la meditazione, occuparsi del corpo, della sua bellezza o decadenza, le sembrava una fatica superflua, eccessiva per i risultati che poteva dare.
Nel cataclisma del dolore il corpo le sembrava un oggetto estraneo, ingombrante, faticoso da gestire.
Adesso, la signora dello specchio, ha accettato che il corpo è il mezzo che ha per proseguire sul suo sentiero. Così se ne sta prendendo cura come si farebbe con un gattino malato. Lo nutre, gli fa fare movimento e cerca di mantenerne anche l'aspetto in buone condizioni.
La signora sta cercando di riunire due menti: la mente serena, ascetica, lontana dal mondo che la guarda, e la mente femminile che vive nello specchio,  che vorrebbe che il riflesso fosse ancora bello da guardare.
Non è negando un aspetto di sè stessi che si arriva ad una mente che dimora nella serenità, la negazione porta discordanza.  E' nell'accogliere, capire, pulire e raffinare che si arriva alla pace.

Forse, un giorno, il riflesso e la donna saranno uno. Se ci arriverò, sarà un gran bel giorno. Un giorno di grande pace.




martedì 7 marzo 2017

COMUNICATO PER GLI AMICI del progetto Diete

Allora, il primo e-book è fatto, ma, essendo io un disastro ambulante, avrò fatto di sicuro confusione con i nomi degli amici che hanno contribuito a sostenere il progetto fino ad ora e potrei anche non trovare i vostri indirizzi email. PER FAVORE, SE AVETE AIUTATO IL PROGETTO ED ENTRO 10 GIORNI NON VI ARRIVA L'EBOOK FATEVI VIVI! 
Non è che non vi voglio mandare l'ebook...sono solo un'imbranata!
...so che lo sapete...ma mi volete bene ugualmente! Però siate gentili e mettevi in contatto con eme, non siate timidi, PER FAVORE!
<3 Niki

domenica 5 marzo 2017

Il suono dell'erhu

Quando si è giovani si sognano grandi cose, avventure, amori.Poi gli anni passano.
Ci sono ancora sentieri da scoprire, mondi da cambiare, solo che appartengono ad una dimensione diversa. Una dimensione interiore.
La bellezza della giovinezza è la vitalità, la gioia, l'energia ancora tutta da spendere, l'illusione che il mondo aspetti solo noi per fare festa... La bellezza della vecchiaia è nella gentilezza, nella costante pulizia interiore che impedisce alle scorie del mondo di appesantirci, nella comprensione, nel rifinire quello che, a qualsiasi età, è ancora migliorabile: la mente.
Nella mia casa silenziosa, il suono gentile dell'erhu si spande nelle stanze, mentre ascolto un brano di musica tradizionale cinese che Dario pensava mi assomigliasse.
Il tè fuma nella tazza e sono tranquilla.
Sto cominciando a preparare il mio ritiro, piano piano, pensando a tutto quello che serve. L'erba kusha, le offerte, le candele, gli incensi. Dovrò procurarmi un tavolino basso e lungo per appoggiare gli oggetti rituali e la sadhana.
Lascerò il mio lettino in ufficio, sarà bello avere di nuovo una stanza solo per la meditazione, da tenere sempre ordinata, con l'altare sempre ricco di offerte di fiori, luci, incensi e dolci rituali.
Sto preparando, a poco a poco, anche lo strumento più importante del ritiro: la mente. Con la pratica quotidiana e con lo studio.
L'erhu, gentile, sottolinea questo momento di pace. Il passato e il presente, per una volta, non mi danno dolore, ma solo la speranza di riuscire a domare la mia mente. La mia peggiore nemica che potrebbe trasformarsi nella mia migliore amica.

giovedì 23 febbraio 2017

Della Felicità e le sue Cause (non ci sono pasti gratis)

C'è una preghiera buddhista che dice: possano tutti gli esseri avere la felicità e le sue cause.
Perché per essere felici, bisogna aver posto le basi di questa felicità, con azioni positive, condotta morale corretta, generosità, impegno, saggezza...

L'assunto "non ci sono pasti gratis" è vero anche e soprattutto a livello profondo.

Un esempio banale:
Ricordo la felicità che ho provato quando mi sono potuta comperare il cane dei miei sogni con i soldi che avevo risparmiato in un anno. Per un bambino di dieci anni, un anno è un orizzonte temporale lunghissimo.
Per un anno non mi sono comperata NIENTE. Ho letto e riletto i libri che avevo (e cominciato a scavare nella fornitissima biblioteca dei miei genitori i classici che mamma considerava comprensibili), non ho più comperato il Corrierino dei Piccoli (topolino arrivava gratis da uno zio che lavorava in Mondadori), ho rinunciato ai giocattoli di Natale e compleanno in cambio del corrispettivo dei regali in soldi e ho ampliato le mie incombenze in casa per ottenere un aumento della paghetta settimanale.
Il nonno Giovanni avrebbe voluto regalarmi il cane e via. Adorava fare queste cose con i nipoti. Ma mamma non ha accettato. Voleva che il cane arrivasse solo se VERAMENTE voluto e con l'impegno da parte mia di prendermene cura davvero.
Un animale non è un capriccio.
Così dopo circa un anno, ho potuto diventare l'orgogliosa proprietaria di un piccolo spitz: Iro. E' stata una delle grandi emozioni della mia infanzia. Era proprio mio e io ero la sua "mamma", dovevo occuparmente perché lui era la mia gioia ma anche la mia responsabilità.
Per me, le due cose, gioia e responsabilità, sono sempre andate a braccetto.

Ogni cosa di valore nella vita non arriva per caso, bisogna guadagnarsela. E, a volte, è veramente durissimo reggere. Ma quello che ci arriva quando abbiamo la consapevolezza di essercelo meritato è fantastico, è veramente una gioia incredibile.
Per questo, sono convinta, l'insoddisfazione è un tarlo che rode la nostra società.
Perché con la scusa di rendere le cose facili hanno tolto valore a tutto. Hanno tolto il gusto dell'impegno, il gusto di "farcela". In questo, il permissivismo della nostra società, non solo non permette alle persone di valore di emergere, ma condanna al grigiore di una vita senza ideali, senza vittorie e senza vere gioie una grande massa di persone.
Quello che, dentro, profondamente, sappiamo di non esserci meritato, non dà gioia vera, ma solo una devastante insoddisfazione. E per colmare questa insoddisfazione vogliamo ancora, e ancora e ancora. E siamo sempre più infelici, ma di una infelicità tremenda, senza riscatto, perchè, profondamente, sappiamo che non abbiamo posto le cause per avere la felicità.

In questi giorni sto attraversando una delle mie crisi violente da mancanza di Dario. Sto malissimo. Eppure, in fondo in fondo, so che ne verrò fuori. Perché voglio venirne fuori.
E, chissà, forse un giorno riuscirò anche a mettere le cause per essere di nuovo felice. Ma se ci riuscirò, sarà solo perché io ho reagito e cercato la strada. Non sarà qualche cosa che altri mi regalano.

Possano tutti gli esserei senzienti avere la felicità e le sue cause.
...ma lo auguro, per tutti noi, dal profondo del cuore.
Buona giornata, con affetto
Niki

giovedì 16 febbraio 2017

Addio alla lotta...

Fin da bambina ho avuto un forte senso della giustizia. E, anche se ero fragile, non mi sono mai lasciata intimidire e ho sempre cercato di perseguire i miei ideali.
In questi ultimi 20 anni mi sono sempre tenuta informata, ho sempre cercato di capire cosa stava succedendo. Ho anche studiato economia, perché, ad un certo punto, mi sono resa conto che solo capendo l'andamento economico avrei potuto capire qualcosa, veramente, del mondo.
Ho studiato, valutato, ragionato, letto, discusso. Mi sono formata un'opinione su molte cose.
Ho cercato di spiegare, di mettere a disposizione di chiunque fosse interessato quello che avevo imparato.
Ma sono arrivata al limite.
La china che il mondo ha preso, con così tanti strati di menzogne che è ormai impossibile chiamare qualcosa "verità", con la moralità generalmente vista come un'anticaglia da abbandonare, oppure usata in modo distorto, senza reale comprensione del suo significato, e con una tendenza su scala mondiale verso forme più o meno evidenti di totalitarismo, mi ha sconfitta.
Quando il caos arriva al culmine non si cerca di combatterlo, si rischierebbe di portare, sia pure con le migliori intenzioni, altro caos.
Nemmeno lo si accetta, facendosi fagocitare.
Ci si ritira. Aspettando che passi la nottata, aspettando una nuova alba.
Così io mi ritiro.
Continuerò a guardare le cose che accadono, cercando di tenermi lontana il più possibile, anche emozionalmente. Lascerò che le cose scorrano come il karma collettivo le farà andare. E dedicherò le mie forze a quello che so fare meglio: prendermi cura delle persone. Scrivendo per intrattenerle o cercando di insegnare loro un modo più corretto di prendersi cura della loro salute con il cibo. Mettendo in queste cose tutto l'amore di cui sono capace.
Senza giudicare, senza aspettarmi risultati, facendolo perché è la cosa giusta da fare.
Non mi aspetto grandi cose. Non so nemmeno se vedrò l'inizio di una nuova alba di speranza. Ma non  posso sprecare la mia vita, nemmeno un secondo. Così oggi dico addio al mio aspetto "impegnato". Muore una Niki, ne nasce un'altra.
Spero sia più gentile e compassionevole della vecchia Niki, perché solo attraverso la gentilezza e la compassione si arriva alla pace.
Buona giornata a tutti, con affetto
Niki